Capitolo 1: Prima di te
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Capitolo 1: Prima di te
Pubblicato il 20 settembre 2026
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Dorian ormai aveva imparato a riconoscere quella sensazione, arrivava sempre senza preavviso. 

Una fitta al petto che quasi non lo lasciava respirare, non durava mai abbastanza da permettergli di capire quale fosse la causa, sempre intensa tanto da lasciargli quella sensazione fastidiosa di inquietudine. 

Quella mattina accadde di nuovo. 

Seduto davanti alla scrivania mentre ascoltava musica una fitta gli trafisse‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ il cuore, portandosi una mano sul petto. 

«Di nuovo...» mormorò. 

Non era la prima volta, da quando ne aveva memoria quelle sensazioni facevano parte della sua vita. 

22 anni prima: 

Dorian era al parco con i suoi genitori mentre si divertiva con gli altri bambini gli venne una fitta al petto fortissima, tanto da far correre i genitori al‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ pronto soccorso. 

«Mamma...» pronunciò con voce spezzata, portandosi entrambe le mani sul petto. «Mi fa male...» 

Sua madre si inginocchiò immediatamente davanti a lui. 

«Dorian, piccolo mio, dove ti fa male?»  

Il bambino indicò il centro del petto, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime.  

«Qui...»  

Suo padre lo prese in braccio e iniziò a correre verso‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ l'auto, mentre sua madre li seguiva cercando di tranquillizzarlo. 

Nessuno poteva immaginare che quello sarebbe stato soltanto l'inizio. 

AL PRONTO SOCCORSO 

Fatti tutti gli esami il dottore si avvicinò ai genitori di Dorian; 

«Siete i signori Blake?» chiese. 

«Si.. » risposero all'unisono. 

«Guardate qui, i valori del bambino sono tutti ottimi, non c'è nulla che possa giustificare un dolore‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ di questa intensità. È possibile che possa essere soltanto un episodio isolato.» 

La madre di Dorian abbassò lo sguardo verso il figlio, ancora pallido e rannicchiato sul lettino.  

«Quindi non ha nulla?» domandò.  

Il medico scosse la testa. «Da quello che vedo, no. Il cuore è perfettamente sano e anche tutti gli altri esami sono nella norma.»  

Suo‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ padre tirò un sospiro di sollievo, passandosi una mano tra i capelli. 

«Allora possiamo portarlo a casa?»  

«Certamente. Tenetelo sotto controllo e, se dovesse succedere di nuovo, riportatelo qui.»  

La madre annuì, ma continuava a guardare Dorian con preoccupazione.  

«Hai sentito, piccolo mio? Non hai niente.»  

Dorian non rispose.  

Continuava a tenere una mano sul‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ petto.  

Il dolore era quasi completamente sparito, ma quella strana sensazione era ancora lì.  

Come se, da qualche parte, qualcuno stesse ancora soffrendo insieme a lui. 

 

In una piccola casa avvolta dal silenzio del tardo pomeriggio, una bambina piangeva disperata.  

Evelyn, due anni e mezzo, sveglia e fin troppo vivace era caduta sui gradini di pietra nel‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ retro della casa, impattando pesantemente col torace, quel dolore che le tolse il fiato, la madre la prese in braccio dolcemente, quella piccola bambina tremava come una foglia per quel dolore che si era appena irradiato come un'onda d'urto nel cuore di un bambino. 

Gli anni passarono, loro due crebbero ma quel legame privo di nome col tempo, diventò la loro‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ condanna silenziosa. 

Dorian cresceva sviluppando un carattere schivo, freddo e distaccato quasi corazzato, non poteva spiegare ai suoi amici o parenti che quegli attacchi d'ansia immotivati, quelle vampate di calore e dolori simili non avevano una fonte, ormai aveva imparato a conviverci, passando per il ragazzo cinico e schivo che preferiva la sua musica invece di un contatto sociale con altre persone. 

Dall'altra‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ parte c'era Evelyn cresciuta caratterialmente anch'essa schiva ma con un senso di inquietudine quasi come un'anima in pena, in cerca di risposte che nemmeno la medicina poteva darle, ogni dolore, ogni fitta che riceveva era come se percepisse una presenza astratta, come un'ombra che le camminava accanto. Non poteva immaginare che in quegli stessi istanti, un ragazzo dall'altra parte della città stesse‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ affrontando l'adrenalina di un incidente sfiorato o il dolore di un pugno incassato. 

Erano due anime solitarie intrappolate nei riflessi dei loro corpi legati da questo destino oscuro e beffardo. Nessuna diagnosi, nessuna medicina, nessun esame specifico aveva spiegazione per questa condizione, niente di niente. Ormai rassegnatosi, avevano imparato ad accettarla, una maledizione, un loro difetto di fabbrica. 

Fin quando,‍​‌​​​​​‌​​‌‌‌​​​​​‌‌‌​​​​‌‌​​‌‌​​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌​​​​​‌‌​‌​‌​​‌‌‌​​‌​‌‌​​‌‌​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ quel mattino arrivò 

Una fitta improvvisa colpì Dorian, non si dissolve subito ma continuava a bruciare, pulsando con un ritmo da far lacerare la pelle. Da qualche parte Evelyn era in pericolo e per la prima volta quell' oscuro legame non rimase in silenzio ma pretese di essere seguito.

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