Quella notte Andrea non dormì quasi per nulla. Continuò a girarsi e rigirarsi tra le lenzuola, con le parole di Riccardo stampate nella mente.
Quando la sveglia suonò la mattina dopo, Andrea aveva gli occhi pesanti e le coperte completamente aggrovigliate attorno alle gambe, allungò la mano verso il comodino, sbloccò il telefono e sobbalzò.
C'era una notifica di Telegram.
Non era un messaggio di testo, ma un file audio, un vocale.
Cercò freneticamente gli auricolari, mettendoli prima di premere play.
La voce di Riccardo riempì i suoi pensieri, era bassissima, incredibilmente roca e decisamente più profonda del solito, si sentiva il rumore del suo respiro pesante contro il microfono, segno che fosse ancora a letto.
Riccardo: «Buongiorno, Andre...»
Mormorò, e quel tono così intimo fece scorrere ad Andrea una scarica elettrica dritta lungo la schiena.
«Spero che tu abbia seguito il mio consiglio ieri sera, perché io ti ho sognato davvero. E cazzo, se è stato un sogno difficile. Mi sono svegliato che stavo morendo dalla voglia di averti qui. Mi mandi una foto? Voglio vedere come sei quando ti svegli.»
Andrea rimase immobile, senza respiro e con il battito del cuore che gli rimbombava fin dentro le orecchie.
Il suo corpo aveva reagito all'istante a quella voce, a quelle parole così esplicite.
Riccardo non stava più giocando soft, lo stava provocando, gli stava dicendo chiaramente cosa gli succedeva in corpo quando pensava a lui.
Con le mani che gli tremavano leggermente, Andrea inquadrò il proprio viso sullo schermo dello smartphone. Aveva i capelli spettinati, le labbra ancora gonfie per il sonno e le guance terribilmente rosse.
Scattò la foto.
Prima di mandarla, però, abbassò leggermente l'inquadratura, mostrando la clavicola scoperta e l'inizio del petto fuori dalla maglietta larga da notte.
Invia.
Riccardo: «Sei illegale, Andre. Quelle labbra... e quella pelle, non hai idea di cosa ti farei se fossi lì in questo momento.
Ti salterei addosso senza nemmeno darti il tempo di scendere dal letto.»
Il basso ventre di Andrea si contrasse violentemente. La situazione stava decisamente sfuggendo al suo controllo, e la cosa peggiore era che ne voleva ancora.
Andrea: «Riky... smettila, sono ancora a letto. Mi fai venire i pensieri caldi di prima mattina.»
Riccardo: «E che tipo di pensieri, Andre? Dimmelo...»
Il sussurro di Riccardo era ancora più basso, un graffio caldo nelle cuffie. Si sentì il rumore del suo corpo che si girava sul materasso.
«Voglio sapere cosa ti passa per la testa adesso. Dimmi cosa faresti se fossi qui, sotto le coperte con me. Perché io so esattamente cosa farei a te...»
Andrea chiuse gli occhi di scatto, nascondendo la faccia nel cuscino mentre un calore violento gli divampava nel corpo, sentire la descrizione di quel contatto fisico e immaginare le mani di Riccardo su di lui in quel modo così possessivo e dominante lo stava mandando totalmente in cortocircuito, la situazione stava letteralmente scottando, e la cosa più spaventosa era che non voleva assolutamente che finisse.
Andrea: «Sei un bastardo, hahah. Lo sai che non riesco a dirti queste cose per iscritto, mi fai morire così.»
Riccardo: «Allora stasera, quando tutti staccano da Discord, rimani in vocale da solo con me e me lo dirai a voce.
Preparati mentalmente, Andre, hahahaha.»
Andrea posò il cellulare e il resto della giornata fu una vera e propria tortura, ogni volta il suo pensiero tornava alle parole di Riccardo, con quella sua voce così bassa.
L'idea di dover rimanere da solo in chiamata con lui quella notte lo mandava letteralmente in panico.
Un panico intriso di una voglia tremenda.
Quando la sera arrivò, Andrea si collegò su Discord. La situazione, oltre a diventare surreale, stava diventando leggermente eccitante.
Lilith66: «Eiii, Denjiiiii, stasera andiamo a farmare i materiali?»
Denji96: «Eiii, ciao a tutti! Sì, per me va bene, Lili.»
Andrea rispose cercando di darsi un tono e sperando che nessuno avesse notato l'agitazione che c'era nella sua voce.
Light: «Ci sono anch'io, ragazzi. Buonasera, ahahah.»
La voce di Riccardo risuonò nella vocal. Non era più roca come quella mattina, ma la sua solita voce da leader, ferma e limpida.
Eppure, per Andrea fu come ricevere una scossa elettrica.
Sapeva che dietro a quella facciata si nascondeva lo stesso ragazzo che poche ore prima gli aveva detto cose così intime. Per tutta la sera, mentre giocavano, Andrea percepiva la tensione ogni volta che Riccardo gli dava la parola, sembrava quasi che alcune di quelle parole nascondessero un doppio significato, un messaggio nascosto che solo lui poteva decifrare.
Verso mezzanotte, uno alla volta, i membri della gilda iniziarono a scivolare via.
Lucifer00: «Ragazzi, io stacco che ho la sveglia presto. Buonanotte!»
Lilith66: «Anch'io vado, ragazzi. Non fate troppo tardi. Buonanotteee!»
Ed eccoli lì, soli soletti.
Cosa sarebbe successo quella sera, in quella chiamata notturna?
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