Capitolo 2: ricordi sbiaditi
Fiamme Gemelle · Piccolakiller
Capitolo 2: ricordi sbiaditi
Pubblicato il 9 settembre 2026
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Essere la più piccola della famiglia non era un male. Soprattutto quando eri invisibile.

Gli unici problemi che poteva avere una bambina di quarta elementare erano le tabelline e il libro di grammatica.
Questioni di vita o di morte, praticamente.

​E, invece, c'erano altri problemi. O almeno, responsabilità.
​Seduta alla tavola rotonda del salotto — come la chiamavamo noi giovani‍​‌​​​​​‌​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​‌​​‌‌​‌​‌​​‌‌​​​​​‌‌​​‌​‌​‌‌​​​‌​​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ —, tu mi guardavi piangere mentre facevo la tabellina dell'otto, immerso nei tuoi pensieri.

"Com'è andare a scuola?", mi chiedesti, seduto di fronte a me, a braccia incrociate e con i ricci che ti coprivano gli occhi. Occhi tristi, velati da un senso di nostalgia.

Un bambino di prima media, abbandonato a se stesso, alla strada e a chiunque volesse‍​‌​​​​​‌​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​‌​​‌‌​‌​‌​​‌‌​​​​​‌‌​​‌​‌​‌‌​​​‌​​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ prenderlo con sé.
Una mamma in lutto, delle sorelle egoiste e un fratello, anch'egli abbandonato a sé.

Come potevano mai prendersi cura di te?

​Io piangevo per la matematica.
Tu eri triste perché non andavi più a scuola.

"Oltre alle bambine che mi prendono in giro e alla matematica, è bella", dissi mentre prendevo un altro quaderno per te.
"Tu‍​‌​​​​​‌​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​‌​​‌‌​‌​‌​​‌‌​​​​​‌‌​​‌​‌​‌‌​​​‌​​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ non stai andando a scuola, vero? Farai i compiti con me lo stesso, tranquillo."
​Ti scocciavi dopo due secondi.
Ti scocciavi di prendere una matita in mano.
Ti scocciavi di essere rimproverato per la tua scrittura, per il tuo essere lento a leggere o nel riconoscere parole semplici.

Ma non ti scocciavi mai di guardarmi fare i compiti e di‍​‌​​​​​‌​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​‌​​‌‌​‌​‌​​‌‌​​​​​‌‌​​‌​‌​‌‌​​​‌​​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ ascoltarmi.

Ascoltare le storie che inventavo per far passare i pomeriggi chiusi in casa.
Ascoltare canzoni inventate sul momento.
Ascoltare discorsi altamente convincenti sul perché il gelato fosse un'ottima "cena" e non un "dopo cena".

​Non ti scocciavi mai di farmi compagnia.

Perché sapevamo entrambi che nessun altro ci sarebbe stato per noi.

"Abbiamo pianto e riso insieme.
Ci siamo‍​‌​​​​​‌​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​‌​​‌‌​‌​‌​​‌‌​​​​​‌‌​​‌​‌​‌‌​​​‌​​​‌‌​‌‌​​​‌‌​‌​​​​‌​‌‌‌​​‌‌​​‌‌​​‌‌‌‌​‌​​‌‌​‌‌‌‌⁠ visti,
quando tutti ci ignoravano"

Nota dell'autrice/autore
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